Nei cassetti del mio vivere ho cose alla rinfusa e panni ben piegati. Cianfrusaglie senza senso e monili d’oro antico. Li chiamo memoria mia, nella fretta di catalogare.
Ma sono altro, un altro ancora.
Sono il pure, il sempre di tutto quello che oggi sono. Quello che non sarò mai, che non saprò di essere.
Sogni svolazzanti, premi al ricordo trattenuto, come in sospeso. Errori, scommesse, carezze mai date o ricevute. Reclamate come perse.
I miei cassetti hanno odore di lavanda a sacchettini di flanella e qualche volta, di naftalina. Ripiani mai più ricominciati, per dolore e melanconia. Angoli per un riposto a sangue raffermato.
E’ macchia di mancanza, di lontananza.
E’ specchio che rimanda barba e baffi bianchi, coll’anima invece, che è ferma ad anni verdi o solo rosa.
Sono fermo davanti a questo secretè. Un settimino di legno lucidato. Vecchio come i miei vent’anni. Trascorsi mio malgrado o solo occupati dall’altro che è venuto.
Sto qui a chiedermi se aprirlo quel cassetto. Farlo scorrere nei puleggi mai più oliati. Quello in basso, il più recalcitrante.
Cassetto della mia infanzia, dell’innocenza senza veli. Mai più sfiorata o solo trattenuta.
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