L'itinerario Carusello prende il nome dalla più spettacolare attrattiva che esso offre: l'omonimo vallone.

Si parte da Pisciotta in macchina e, percorsi 2 Km in direzione di Palinuro, si intraprende la salita che porta in località Pietralata, zona altamente panoramica e pertanto naturale bacino di espansione abitativa.

Si risale l'irta collina per altri 2 Km fin quando non si incontra un ampio sentiero sterrato che volge a occidente.

Qui giunti, siamo a circa 280 metri s/m, inizia l'itinerario che ci ricondurrà a Pisciotta dopo un lungo cammino e dopo aver ammirato il paese e il suo splendido scenario di contorno da mille angolature differenti.

La partenza ci sottopone una prima discreta salita, immersi in una vegetazione basso-collinare fatta di innumerevoli e profumatissimi arbusti, alternati a lembi di quelli che furono immensi boschi di lecci, querce ed ontani.

La presenza umana va diradandosi man mano che saliamo e le moderne villette intonacate di un bianco accecante lasciano spazio a più modesti casolari di campagna, scuriti dal tempo e dal fumo degli attigui forni a legna, quasi mimetizzati, con le loro brune venature, nella secca terra di  "arenazzo".

La brusca partenza, che ci aveva fatto tribolare e temere per il prosieguo, viene sconfessata dal nostro subitaneo arrivo su di un pianoro: il cosiddetto chiano a 'u campo (piano del campo) che si mostra come un autentico palco dal quale, voltandoci, ammiriamo il golfo di Palinuro e il già superato vallone r'angiemo. Possiamo percorrere con la vista quest'ultimo in tutta la sua profondità e lunghezza, fin quando lo vediamo incontrare il mare alla Ficaiola (Acqua della Frecagna, secondo le mappe del '700), sorvegliato dalla Torre Costiera omonima, posta a presidio di quello che fu un facile approdo ed una probabile via di comunicazione con l'interno.

Riprendiamo la marcia puntando decisamente ad est, dando le spalle al mare ed inoltrandoci in uno scenario decisamente più ameno, fatto di alberi di alto fusto, in prevalenza castagni, noci e ontani della varietà napoletana.

Saliamo sempre, ma in maniera graduale e affatto stancante. Inoltre i tratti in ombra aumentano e spesso ci troviamo sotto una fitta cupola di alberi che, mossa da una lieve brezza, lascia solo intravedere qualche barlume di luce solare.

Degna di menzione particolare è la singolare sinfonia con la quale grilli, cicale ed estemporaneamente falchi, merli e corvi ci accompagnano nel cammino. Un confronto rapido coi rumori del centro abitato, pur tranquillo, appena lasciato alle spalle, ci spinge a non perdere neppure per un istante quelle discrete e rilassanti melodie...

Arriviamo, ancora con brio, nel punto più interno e alla quota massima della passeggiata, a quota 560 metri s/m, dove una sosta si impone.

Abbiamo appena percorso il lato meridionale del vallone Carusello, un ampio "canyon" che divide due colline dell'entroterra pisciottano. Il Cilento tutto è costellato da piccoli e grandi avvallamenti, che congiungono le tipiche verdeggianti colline digradanti verso il mare. Solitamente questi valloni sono percorsi da torrenti, che in inverno possono diventare autentici fiumi.

Questo vallone si distingue tuttavia per la profondità e per la superba visuale che nel suo punto più interno - dove consente al viaggiatore di guadarlo e passare sull'altro versante - permette di godere.

Possiamo infatti ammirare in lontananza Pisciotta, splendidamente proiettato sul mare e segnatamente sulla scia luminosa del sole pomeridiano sulle acque della marina.

Lo snodarsi di questa straordinaria alcova di natura e vita è sinuoso e va a lambire il borgo sul versante meridionale, alla Riùla.

Lì la sua possenza ha fatto confluire nei secoli le acque del fiumiciattolo Fiori, fonte inesauribile per la vita quotidiana dei Pisciottani, per placare la sete e per accomodare il bucato, per veder crescere vitali colture e per poter costruire e far funzionare due splendidi mulini ad acqua ancora esistenti.

Lì i Pisciottani attendevano, archibugi in mano, l'arrivo dei Saraceni, che il vallone Carusello risalivano per depredare l'inerme borgo; da lì essi probabilmente scappavano per rifugiarsi nelle impervie alture dell'entroterra.

Da quassù gettarono probabilmente l'ultimo lamento caprioli, cervi, orsi e tutti quegli splendidi compagni di viaggio dell'uomo, in queste terre e in altri tempi.

Anche questo vallone va, chiaramente, a baciare il mare e lo fa assistito dalla Torre Costiera del Piano di Mare, una delle poche in ottimo stato di conservazione e forse non a caso.

Riprendiamo, dopo la lunga osservazione, il cammino sul versante opposto a quello risalito in precedenza: un immenso pino marittimo che ci lasciamo alle spalle costituisce un ottimo punto di riferimento per orientarci quando, voltandoci, cerchiamo di ripercorrere con lo sguardo, e con soddisfazione, il sentiero già percorso.

Gli incontri con alberi da frutto, casuali finora, divengono sempre più frequenti e la sosta ai piedi di un ciliegio carico carico ... di meraviglie è quanto mai gradita ed opportuna. L'adrenalina relativa all'eventuale presenza del proprietario di quel ben di Dio rende notevolmente più saporiti quei frutti, che ci giungono, per una volta, senza intermediari.

Scendendo più a valle, verso Cilifisi, alle ciliege fanno posto more, pere, mele e albicocche. In particolare queste ultime ci lasciano interdetti, se non le stessimo cogliendo dall'albero (e non conoscessimo il proprietario... !) le interpreteremmo come un riuscitissimo esempio di agricoltura transgenica: al tatto e alla vista, infatti, sembrano mele piuttosto che succose albicocche.

Le case di campagna diventano più frequenti man mano che avanziamo e ad un certo punto incontriamo una vecchietta che porta in testa, sopra ad uno straccio abilmente arrotolato (la "spara"), un cesto di ciliege. Come riesca a camminare su quel sentiero ciottoloso e irregolare, con un cesto colmo in equilibrio e senza far cadere nemmeno una ciliegia, resta un mistero che disegna sulla nostra faccia uno sguardo incredulo quando la incrociamo.

La salutiamo e lei, fermandosi con le mani appoggiate sui fianchi, quasi per scaricare il peso del suo piacevole accessorio, ci invita a degustare qualche frutto del suo raccolto. Dire che siamo sazi e proseguire ? ma no, un po' di spazio c'è sempre! Restiamo in compagnia della signora giusto il tempo perché questa noti il raffreddore che attanaglia uno dei nostri compagni di viaggio e, mentre le parliamo, inizia a raccogliere delle foglie di lauro e delle carrube ormai secche.

Cacciato un grosso limone da una borsicina di plastica che le penzola dalla cintola, la signora si avvicina amichevolmente al ragazzo e gli consiglia di prepararsi con questi ingredienti, e con l'aggiunta di camomilla e zucchero, una tisana che definisce miracolosa. Al di là dell'orgoglio che mi pervade per il figurone che ritengo di aver fatto, da unico cilentano del gruppo, mi sento fortemente responsabilizzato dall'essere ora depositario di un piccolo segreto, di una tradizione orale che si tramanda probabilmente da secoli. Non sapendo come ringraziare la piccola e gentile vecchietta i miei amici, decisamente più meravigliati di me da quel comportamento, si affannano ad invitarla a mangiare una pizza insieme o a fare una passeggiata in serata (!!!). La signora (che mi conosce di vista ...) mi guarda e poi, con aria materna, si volge a loro e dice: "Penzate a stà bbuno billucci 'ra zia".

Raggiungo un grado di compiacimento e orgoglio tale da essere tentato di abbracciarla. Lei si avvia sulla strada del ritorno a casa e noi restiamo per un pò fermi all'ombra del grande carrubo. Con i frutti di questo scuro e sinuoso albero, le "sciuscelle", si ricavava, non più di qualche decennio fa, il corrispondente delle odierne caramelle. Secche ed immerse in un vasetto col miele, si racconta, erano una leccornìa.

Proseguiamo a passo rapido, dato il piacevole falsopiano in discesa.

Un occhio alla cartografia ci fa notare, poco sopra la nostra posizione, presso l'acqua della castagna, una zona chiamata acqua dei greci. La mente va, idealisticamente, ai greci di Velia, che poco distante da qui, sul monte di Castelluccio, costruirono una torre per il controllo delle vie verso l'interno e, soprattutto, in funzione antilucana. Più realisticamente il riferimento va fatto coi monaci basiliani, numerosi in queste plaghe in epoca medievale. Abbiamo qualche altro riscontro in tal senso: la collina di Pietralata, dalla quale siamo partiti, nella parte più bassa che volge sul mare, viene detta Armo, toponimo greco che significa roccia scoscesa.

Mi sento un po' bizantino in questo momento e mi ritorna alla mente una frase di un compianto poeta pisciottano, Alessandro Pinto, che sottopongo ai miei amici: "Un uomo scaltro come un Saraceno, con la figura di un principe Normanno, la gioia dell'arte di un antico Greco, signore di vita come uno Spagnolo, giusto e forte come un Romano ... ".

Il sole ha intrapreso l'ultimo tratto della parabola discendente ed inizia ad avere delle colorazioni rossastre mentre noi arriviamo al casale, dove ci attende una rinfrescante fontana e un'aura di mistero: un profondo conoscitore delle vicende di questo comune, il parroco Don Antonino Cammarata, sosteneva di aver rinvenuto resti di origine longobarda proprio in questa zona. Ci guardiamo intorno e riflettiamo sulla voglia che viene, dinanzi a tali prospettazioni, di prendere una zappa ed iniziare a scavare ...

Ci aspetta l'ultimo tratto, da percorrere tra gli enormi ulivi secolari della varietà pisciottana.

Queste splendide sculture ci appaiono cariche dei loro frutti acerbi e colorati di un verde intenso. Uno spiazzo panoramico permette un ultimo sguardo al vallone Carusello, prima di iniziare la planata finale, che ci condurrà in paese.

Un'ultima considerazione su di esso attiene al nome: il "carusieddu" è il salvadanaio e tale vicinanza linguistica, forse insignificante, ci induce una metafora che legge, nello splendido sfondo a questa nostra passeggiata, un patrimonio inestimabile da tutelare e valorizzare.

Volgiamo definitivamente le spalle all'entroterra, ormai in gran parte avvolto dalla penombra della sera, e iniziamo la discesa delle scale del Tuvolo. Ci sembra di essere sulle gradinate di un teatro greco, in un ipotetico arco che va da capo Palinuro alla punta di Acciaroli, il paese rappresenta l'orchestra e le case e i suoi abitanti un superbo coro, il mare e il sole, ormai prossimo all'orizzonte, sono il più bel palcoscenico che potremmo immaginare. Ho sempre saputo che gli arabi definivano il costone di Palinuro "monte d'oro" e adesso, vedendolo quasi fosforescente ("cariato d'oro" secondo Ungaretti), sotto la luce quasi parallela all'acqua dei raggi dell'ultimo sole, capisco finalmente il perchè.

Siamo ormai entrati in paese da una delle sue tante "porte", quella che immette nel quartiere più alto ed esterno all'originaria cinta muraria. Un signore anziano che abbiamo lasciato un'oretta fa al lavoro con una falce ora ci sorride da un balcone! Per non deprecare le nostre capacità di camminatori e non credere all'occulto preferiamo pensare che sia il fratello gemello...

Questa zona anticamente veniva detta "furcolo" ed era il quartiere popolare di quella Pisciotta che costituiva un centro nevralgico a sud di Salerno.

Al di là della naturale sella del colle, oggi occupata dalla piazza Raffaele Pinto, v'era la zona destinata ai nobili: Pinto, Mandina, Lancellotti, Saulle, Vetere, Ciaccio, Pappacoda, Caracciolo ...

Non è un caso, forse, che gli unici monumenti di rilievo siano la chiesa della Madonna del Monte Carmelo ("gli ultimi saranno i primi ...") e la fontana dedicata a Gioacchino Murat ("Libertè, Egalitè, Fraternitè"). Quest'ultima risale, in verità, al XVIII secolo, ma fu ampliata nell'originaria struttura in epoca francese.

Arriviamo così in piazza e ci concediamo un definitivo momento di riposo all'ombra dei Tigli in fiore.

Sulla nostra destra intravediamo il mulino di Fiori, restaurato e sempre accarezzato dall'omonimo fiumiciattolo. Risaliamo con lo sguardo quello che qui è un piccolo vallone e scorgiamo sullo sfondo il lontano colle di Castelluccio, ricoperto di felci. Pensiamo allora a tutto il cammino fatto e alle emozioni vissute e, mentre il nostro amico raffreddato corre a curarsi con i rimedi della "zia", godiamo massimamente della brezza serale che fa frusciare gli alberi in un piacevolissimo sottofondo musicale.

 

Itinerario:

Dati tecnici:

Carusello

lunghezza: 9 km circa

dislivello :

partenza 280m, quota max 560m s/m

difficoltà:media

durata: 4 ore circa

partenza: Loc. Pietralata

arrivo: Pisciotta paese

periodo consigliato: maggio-giugno