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Il vecchio mulino ad acqua è costruito a ridosso del paese, nel
vallone compreso fra la collina della Riùla e quella di San Giovanni.
E' uno dei luoghi più suggestivi ed al tempo stesso meno conosciuti della Pisciotta storica, che tra le sue innumerevoli attrattive ha l'indubbio pregio di celare dentro ogni vicolo, quasi in ogni angolo
qualcosa di magico, di misterioso, di ineffabile, di sorprendente, di
inatteso; proprio come il vecchio mulino che gli uomini (ma in questo caso sarebbe più giusto dire la Natura) hanno voluto porre al riparo da occhi indiscreti ed al di fuori della portata dei più, come si conviene alle cose che hanno più pregio.
Collocato in un incantevole cornice naturalistica, a quattro passi dal centro storico, il vecchio mulino può essere facilmente raggiunto
percorrendo (da via Borgo, località Calvario) una scalinata in pietra che offre numerosi punti panoramici,
e un breve sentiero che si introduce nel cuore della vallata fino alle "Macchie", lungo il quale non è improbabile imbattersi in popolari figure di anziani contadini reduci dai campi.
Il vecchio mulino è non solo un'ingegnosa realizzazione ma anche una preziosa testimonianza del felice connubio tra natura e civiltà, che la cultura cilentana, nel corso dei secoli, ha saputo instaurare, un modello ante litteram di sviluppo sostenibile, diremmo in chiave moderna.
I
poderosi macchinari presenti all'interno del mulino, non hanno nulla da invidiare a quelli ospitati all'interno dei musei della civiltà contadina, presenti in diverse località del Cilento.
Il percorso ha inizio lasciando la strada statale proprio all'inizio
del paese con una scalinata in salita lunga circa 300 m, lastricata di
pietra grigia; punti di riferimento sono la falegnameria di Ciccio (con i
suoi lavori in legno d'ulivo) e
il bar del vecchio frantoio.
Al culmine della breve salita un piccolissimo spiazzo s'affaccia ad
abbracciare il paese; si scorge chiaro l'abside della Chiesa Madre e la
forma squadrata del campanile, più a destra il palazzo dei Pinto, quello
dei Saulle e addossate a questi, quasi arrampicate una sull'altra, le case
case più antiche intonacate d'arenaria.
Dietro s'estende il mare, in un contrasto di colori incredibile.
Sulla piazzola c'è una piccola croce, ricordo dei Padri missionari nel
1954 e a sinistra un blocco di arenaria sovrastato da un
cespuglio di bosso.
Il sentiero gira a sinistra e prosegue pianeggiante
sul ripido versante della collina dove si fondono la macchia incolta e piccoli
uliveti ancora in coltura.
Da quel punto occorrono meno di dieci minuti per arrivare al Mulino
seguendo il comodo sentiero che poggia a tratti direttamente sulla roccia
gialla e granulosa.
Infine il Mulino, affiancato da un noce altrettanto antico e da un
ponticello in pietra a forma d'arco, un vero gioiello d'ingegneria minore,
incredibilmente sottile e solido.
A quel punto non senti altro che il vocìo allegro degli uccelli e lo
scialacquio pigro di un ruscello, il gracidare di qualche rana nelle
giornate più calde.
Eccolo dunque, il Mulino, antico opifizio dove confluivano le olive
raccolte nella zona della Riùla, del Chian'o Campo e di Giovanni-Laìno.
Gl'ingranaggi ancora visibili vennero tutti realizzati in legno, e
trasferivano alle macine di pietra, ora adagiate da un lato, il movimento
lento e potente di una ruota gigantesca, che traeva energia da un
fiotto d'acqua deviato dal ruscello più a monte.
Fra i ruderi di quell'industria è ancora possibile tracciare l'antica
tecnica con cui si produceva l'olio, dalla macina alla spremitura, alla
raccolta dell'olio per decantazione, fino all'ossidazione dei residui
acidi nelle vasche esterne, ancora visibili se pur ingombre di rovi ...
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Itinerario:
Dati tecnici:
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Mulino alla Riùla
lunghezza: 2 km circa a/r
dislivello totale: 100m circa
difficoltà: nessuna
partenza e arrivo a Pisciotta. |
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