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L'itinerario che vi proponiamo tra origine da uno di quei luoghi che
(suonerà scontato) si possono definire eterni: l'antica Velia,
croce e delizia dei visitatori, in tutt'onestà poco numerosi e per lo
più tedeschi, giunti per ricalcare le orme di Parmenide, fondatore della
scuola Eleatica nonché "vecchio venerando e terribile" a detta
di Platone che gli dedicherà uno dei suoi dialoghi più significativi.
Non ci soffermeremo sulle bellezze dell'antica Velia o Elea per dirla con
gli antichi fondatori venuti dalla Focea, continuamente oggetto di scavi e
pubblicazioni, ma piuttosto sulle caratteristiche antropiche e
morfologiche del territorio che la circonda, con l'ambizioso proposito di
ricostruire per grandi linee la trama fitta dei rapporti economici e
relazionali che i Velini instaurarono con l'entroterra.
Per essere più precisi prendiamo le mosse, lungo la strada nazionale
di Ascea Marina a circa 200 m. dall'abitato dissepolto dell'antica Velia.
Una stradina ci introduce, oltrepassata la linea ferroviaria, nella valle
attraversata dalla Fiumarella, un corso d'acqua di dimensioni discrete che
trae origine dal massiccio del Gelbison che è possibile scorger sullo
sfondo, circondato dalle immancabili nubi che gli conferiscono un sinistro
alone di mistero ed inaccessibilità.
Se il monte Gelbison costituisce ad est il limite estremo dell'intera
valle, essa è delimitata invece a nord dalla serra di Pozzofetente che
funge quasi da intercapedine con il parallelo corso del fiume Palistro, e
con un affluente di quest'ultimo, il Badolato, che scorre non lontano
dall'abitato di Castelnuovo Cilento.
Ritengono gli archeologi che proprio nell'area compresa tra il Badolato
e la bassa valle dell'Alento si fosse sviluppata la via del sale
attraverso cui i commercianti dell'antica Elea rifornivano di merci
pregiate, attraverso una serie di stationes intermedie, le comunità
dell'interno dominato dai bellicosi ed indomiti Lucani.
Sembrano confermarlo alcuni interessanti ritrovamenti che hanno portato
alla luce vasellame, monete e mattoni tipicamente velini alle pendici del
colle che ospita la rocca di Castelnuovo Cilento e nel territorio di Moio
della Civitella, a testimoniare l'esistenza di preesistenze ed agglomerati
lungo la mitica via del sale a partire dal porto fluviale che i velini
avevano costruito sul fiume Palistro.
Lungo il percorso che collegava l'antica Elea con la civitella di Moio,
di estremo interesse appare il rinvenimento nel territorio di Pattano, in
località Chiusa delle Grotte, di una necropoli monumentale lucana
risalente al IV-III a.c., che sarebbe visitabile qualora venisse
adeguatamente ripristinato il tratturo che collega il sito alla Statale 18.
In un'epoca caratterizzata dalla prevalenza dei traffici via mare di
gran lunga più veloci e sicuri (talassocrazia), il porto di Velia
costituiva per l'entroterra un terminale insostituibile oltre che un
prestigioso avamposto per la civiltà greca che a partire dall'VIII sec.
A.C. con i suoi coraggiosi navigatori aveva permeato di sé i territori
che si affacciavano sul Mediterraneo.
Conclusa questa lunga introduzione riprendiamo il cammino in località
S. Maria e penetriamo nel cuore della vallata lasciandoci subito alle
spalle la zona più densamente abitata.
Proseguiamo tra fitti boschi di
eucalipti ed abeti, rare coltivazioni e qualche abitazione; sono scenari
mozzafiato quelli che si intravedono sovente al di là delle aree
boschive, sul versante meridionale sbucano gli abitati di Terradura e poi
S. Barbara e, più in alto ancora, Catona che con i suoi 585 m di
altitudine domina l'intera vallata.
Poche abitazioni raggrumate intorno ai caratteristici campanili "a
cipolla" che caratterizzano anche S. Mauro la Bruca, Rodio e numerosi
centri vicini.
L'esistenza di numerose comunità molto piccole, letteralmente raccolte
intorno ad un campanile, quasi a costituire innumerevoli presidi in un
territorio frastagliato ed accidentato caratterizza la distribuzione della
demografia cilentana che forse, azzardo!!, non può definirsi estranea ad
un indole meditativa, e cogitabonda.
Un paesaggio
suggestivo ideale per gli amanti della mountain bike o delle lunghe
passeggiate, essendo poco trafficato e sufficientemente ondulato.
Dopo
alcuni chilometri la strada comincia a farsi più tortuosa e ripida, mentre si materializza all'interno di una conca naturale, posta a
nord del tracciato, il lago di S. Giovanni nel territorio di Ceraso, donde
proviene un breve torrente che con le sue acque alimenta il vicino
Palistro.
Giunti al campo sportivo di Ceraso ci dirigiamo verso destra e
siamo subito nel centro di S. Barbara, donde si può proseguire per Mandia
e Catona.
Noi invece abbandonando l'abitato, scendiamo verso la località
Isca per seguire questo tratto della Fiumarella che offre scorci davvero
suggestivi che vale la pena di immortalare, tra le colline che lentamente
degradano verso il mare.
Superata la località S. Damiano, dove sorge una
chiesetta dedicata a quest'ultimo santo, la strada si sviluppa tra
coltivazioni di ortaggi ed abitazioni tra cui spicca, per la favorevole
posizione geografica, una maestosa costruzione in pietra in località
Favate attualmente in ristrutturazione per finalità di ricezione
turistica.
Poco oltre un bivio che consente di raggiungere attraverso
boschi di castagni e lecci Catona, suggestiva frazione di alta collina,
oppure in alternativa Terradura e di li poi il centro di Ascea.
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Itinerario:
Dati tecnici:
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Velia - Magna Graecia
lunghezza: 3,5 km circa andata
dislivello totale: 300 m
difficoltà: bassa durata:
3 ore andata
partenza: Scavi di Velia
arrivo: Ascea |
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