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Juan Domingo Fedullo Il Medico
che non
abbandonò il suo Paese…
Tratto dal libro: "Orìgines de la
medicina en Monte Caseros" di Washington Galantini, Argentina
Siamo in Argentina all'inizio dell'anno 1920: tornava al paese natìo di
Monte Caseros, Provincia di Corrientes, il Dottor Juan Domingo Fedullo,
munito della laurea professionale appena conseguita. La sua presenza fu
richiesta per sopperire alle necessità dell'Ospedale Robinson e del
Consultorio Comunale.
Juan Domingo Fedullo (in italiano: Giovan Domenico)
apparteneva ad un'antica famiglia di Monte Caseros, le cui origini
risalgono all'arrivo nel paese, nel 1874, dello zio del Dottore, don Pedro
(Pietro) Fedullo, che fu il primo fotografo a stabilirsi lì. Il Dottor
Fedullo abitava con suo padre nella via A. Pujoly Libertad, nel quartiere
della chiesa, ove nacque il 18 dicembre 1888. Fu battezzato con il nome di
Juan Domingo Silvestre, ma era da tutti conosciuto come Juan D. Fedullo.
Il padre Raffaele era emigrato da Pisciotta molti anni prima con i
fratelli, l'anziano padre Giovan Domenico e la mamma Maria Raffaela
Valiante.
La posizione economica del padre, che era un commerciante di
Monte Caseros, non era fortunata nell'ultimo decennio del 1800; e fu così
che Juan D., il primogenito, partì per Buenos Aires per frequentare le
scuole elementari e superiori presso il "Collegio Pio Nono".
Veniva periodicamente in vacanza a godere dell'affetto dei suoi fratelli:
Pedro Tomàs, Rafael, Tomàs, Cèsar, Magdalena, Tomasa, Rafaela e
Micaela. Erano nove in tutto i figli di don Raffaele Fedullo e donna
Micaela Maidana.
L'ambiente della capitale, la frequentazione degli amici
delle scuole superiori e i solidi rapporti instaurati con i professori,
impressero al giovane studente un carattere distintivo, contribuendo ad
introdurlo alla lettura dei classici e alle filosofie proprie
dell'ambiente che lo circondava. Juan D. era un giovane colto e di buone
maniere; era ossessionato dai dettagli delle cose, cui dava grande
importanza, e questo aspetto lo distingueva particolarmente dagli altri.
Nella Facoltà di Scienza Medica di Buenos Aires cominciò i suoi studi di
medicina, che concluse a Còrdoba dove, nel 1917conseguì la laurea in
medicina e chirurgia, con la tesi: "Consideraciones sobre un caso de
miopatia de tipo juvenil".
Esercitò la sua professione per un po' di
tempo in un paese della provincia di Cordoba, ma il ricordo - sempre vivo
in lui - della sua terra e dell'affetto dei suoi fratelli, nonché di sua
madre (nel frattempo diventata vedova), lo spinsero a ritornare al suo
paese. E' qui che nei primi mesi dell'anno 1920 il Dottor Juan D. Fedullo
cominciò a svolgere la sua professione.
I primi passi nella medicina li
compì sia presso lo "Hospital de Caridad" che come Medico
Comunale. Si dedicò subito a combattere la anchilostomiasi, una malattia
endemica che faceva strage di bambini, nonostante i pochi mezzi a
disposizione in quel tempo.
Juan D. non era un medico comune. Se recava
regolarmente a Buenos Aires dove frequentava i centri medici apprendendo
nuove nozioni di una medicina in continua evoluzione. Partecipava a
congressi e simposi, conversava con altri colleghi traendo nuove
conoscenze che utilizzava nella sua attività quotidiana. Inoltre, poiché
aveva un'ottima conoscenza della lingua francese, era molto richiesto
presso l'ambasciata di Francia ove teneva conferenze e ed illustrava
concetti filosofici, temi che conosceva molto bene e sui quali possedeva
una rilevante biblioteca in lingua francese. Le sue conferenze venivano
documentate dai giornali della Capitale sempre in termini elogiativi.
I
suoi riconoscimenti morali però non cambiarono il suo modo di essere, il
suo tatto, la sua etica senza macchia e la sua rettitudine morale. Era un
uomo modesto, disponibile e intelligente, dotato di un'elevata coscienza
professionale.
Fu sempre nel 1920 che il Dottor Fedullo, assieme ad altri,
diede impulso ed appoggio ad un'istituzione chiamata "Sociedad
Protectora de los Pobres" (Associazione per la Protezione dei
Poveri), fondata da un gruppo di distinte signore, tra cui donna Maria
Mercedes Marecenaro de Caballero. Scopo dell'istituzione era di venire
incontro alle necessità di famiglie, bambini e anziani in difficoltà,
alleviando le loro sofferenze.
Juan D. Fedullo fu il primo tra i medici ad
occuparsi di questioni politiche e sociali, visto che, data la sua
professione, aveva una profonda conoscenza della realtà sociale con era
quotidianamente in contatto.
Nel 1920, il partito UCR lo nominò
Presidente del Comitato Dipartimentale. Questo suo legame con la politica
del partito governante, in aggiunta alla notorietà delle sue attività a
Buenos Aires e ai suoi costanti rapporti con i il mondo scientifico,
ebbero come risultato una lettera che il Dottor Juan D. Fedullo ricevé
dalla Presidenza della Nazione. Con tale missiva il Presidente
dell'Argentina gli offriva il Ministero della Salute Pubblica della
Nazione. In principio Juan D. credette ad uno scherzo grossolano degli
amici, ma ciò nonostante si consultò con il Dottor Pujol Vedoya per
accertare l'autenticità della lettera. Il Dottor Vedoya, che era amico
personale del Presidente Yrigoyen, esaminò la lettera e, riconoscendone
immediatamente l'autenticità, gli consigliò di recarsi personalmente dal
Presidente con l'invito in questione.
Il Dottor Fedullo, un po' per un
senso di responsabilità personale e un po' per modestia, non prese tanto
in considerazione le parole di Vedova. Un giorno però, consigliato dai
suoi amici, e facendo uno sforzo immenso per superare la sua umiltà e
modestia, si recò alla "Casa Rosata" di Buenos Aires e,
presentatosi dinanzi al Presidente Yrigoyen, gli si rivolse con queste
parole:
"Sono il Dottor Fedullo di Monte Caseros; ho ricevuto questa
Sua lettera e vengo a presentarmi"
Il Presidente Yrigoyen gli rispose
in questi termini:
"Sì, effettivamente tale offerta è ancora
valida. Io conosco tutti i radicali onesti e intelligenti del paese e
questo incarico alla salute pubblica lo deve ricoprire lei"
Il Dottor
Fedullo, sempre più sorpreso, e non intendendo assumere un incarico di
così elevata responsabilità, rifiutò la proposta con queste parole:
"Grazie Signor Presidente per la Sua offerta, ma non mi sento in
grado di assumermi tanta responsabilità; la Patria deve contare su altri
uomini più adatti all'incarico; io continuerò a seguire il mio paese,
ché anche lì abbiamo Patria".
Di animo buono e disponibile, Juan D.
si preoccupava molto per i poveri e i bambini. Per diciotto anni percorse
le vie del suo paese assistendo i suoi pazienti. Era un uomo che si
occupava anche di politica e del sociale, amante della letteratura, dei
libri e della musica.
Juan Domingo Fedullo morì il 17 dicembre del 1938,
alle ore 14, vittima di una lenta e grave infezione polmonare. Il giorno
in cui fu seppellito (il 18 dicembre) avrebbe compiuto 50 anni.
Il
giornale "La Voz del Sur", il giorno 22 dicembre 1938, così
riportava la notizia:
Dr. JUAN D. FEDULLO (†)
"Nelle prime ore
della notte dello scorso sabato ha cessato di vivere un meritorio figlio
del nostro paese, il Dottor Juan D. Fedullo, a seguito di una fatale
malattia che, piegando la resistenza del suo carattere, dopo un lungo
processo, ha troncato il filo della sua esistenza, quando ancora poteva
essere molto utile come medico, come cittadino e come galantuomo. Ancora
giovane lasciò questa vita, nella quale fu tutto bontà e altruismo. Dal
cuore generoso, si dedicò interamente ad alleviare il dolore dei suoi
simili, che realizzò con l'esperienza di medico scrupoloso di
riconosciuta capacità professionale. La società lo considerò in tutte
le iniziative ed attività culturali e filantropiche…. Si può affermare
che nella vita, per la bontà del suo cuore, la nobiltà del suo spirito e
la soavità del suo carattere, il Dottor Fedullo non avesse nemici:
affabile con quanti lo conobbero, era amico sincero e medico scrupoloso;
non sarebbe azzardato supporre che il male che troncò la sua esistenza
fosse derivato dalle preoccupazioni e dall'attenzione che ancora dedicava
ai suoi infermi quando la gravità del suo male esigeva tutto il sapere
della sua professione. Che siano sempre vivi l'affetto, la gratitudine e
il ricordo, nella sua tomba così prematuramente aperta, e che la
misericordia di Dio, nell'accogliere la sua anima, conceda la
rassegnazione di Cristo ai suoi sconsolati congiunti, a cui facciamo
pervenire le nostre sincere condoglianze…"
Si spegneva così la
giovane figura di un medico esemplare, nato a Monte Caseros, Argentina,
luogo che amò fino alla sua fine, e che onorò con intelligenza e che non
volle lasciare, nonostante la "importante proposta".
E' questa
una delle tanti storie, grandi e piccole, felici e tragiche, scritte dagli
emigranti pisciottani, o dai loro discendenti, nelle difficili e lontane
terre delle "Americhe", dalle quali i più non sono tornati,
qualcuno per aver "fatto fortuna", altri per la vergogna di non
esserci riusciti.
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Contributo di Gerardo Fedullo
Maresciallo Aiutante della Guardia di
Finanza Nettuno - Roma |
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