I pisciottani emigrati negli USA nella prima metà del '900 organizzarono una comunità nella quale si mantenevano vive le tradizioni e i sentimenti religiosi del paese d'origine.

AMSTERDAM, NEW YORK

La città dei tappeti

Gerardo Fedullo (*) 



Pisciotta, 5 novembre 2004

Tra il 1901 ed il 1913 gli emigranti italiani preferirono stabilirsi nelle città dell’America del nord, contrariamente a quanto era avvenuto in precedenza quando le ondate migratorie si diressero in gran parte verso l’America Latina. Gli Stati Uniti infatti potevano contare su un sistema industrializzato ben consolidato che fu delle condizioni che attrassero moltissimi italiani del sud a trasferirsi in città come New York, Boston, Philadelphia, spinti anche dalle favorevoli politiche governative italiane. Alle base comunque di quello che divenne un vero e proprio esodo di massa vi era la necessità di sfuggire alla disoccupazione, all’arretratezza commerciale e industriale e alla crisi dell’agricoltura. Moltissimi furono in quegli anni gli emigranti pisciottani che si diressero verso alcune città in particolare, tra le quali va citata Amsterdam, nello Stato di New York, la “città dei tappeti”.

Amsterdam oggi è un a tranquilla cittadina situata nella Valle del grande fiume Mohawk, nello Stato americano di New York. E’ anche nota per aver dato i natali all’attore americano Kirk Douglas, padre di Michael.

Non è più la ricca città dei tappeti del secolo scorso, con le grandi industrie tessili e la popolazione in continuo aumento, ma ciononostante conserva ancora quel carattere imprenditoriale che la contraddistinse fino alla prima metà del secolo scorso.

E’ interessante però conoscere qualche nota storica sulla città per meglio comprendere il ruolo che ha avuto in una importante fase dello sviluppo statunitense e dell’emigrazione pisciottana.

I primi viaggi esplorativi nelle terre lungo il fiume Mohawk - che bagna Amsterdam - furono compiuti nel 1642 dall’olandese Arendt Van Curler il quale, anni dopo, convinse altri avventurosi ad acquistare vasti tratti di terreni alluvionali lungo lo stesso fiume in una località oggi nota come Schenectady, per farne una stazione di scambi commerciali con gli indiani.

Con il passare degli anni altri coloni si stabilirono nella valle del Mohawk, acquisendo nel 1727 la proprietà di tutti i fertili terreni di Fort Johnson, nei pressi di quella che diventerà poi la città di Amsterdam. Gli insediamenti di coloni europei nel territorio in cui oggi si trova Amsterdam avvennero invece con ritardo rispetto alle località circostanti. Il motivo di ciò va sicuramente ricercato nella famigerata “truffa di Kayaderosseros”, quando gli indiani della tribù Mohawk si videro raggirati quando scoprirono che il terreno da essi ceduto ai coloni nel 1704 - definito “grande abbastanza per una fattoria”- aveva invece un’estensione di circa 700.000 acri, ovvero quasi 30 mila ettari. E ciò fece infuriare i pellerossa a tal punto che la zona divenne per molti anni impraticabile e pericolosa per i coloni.

Dovettero passare cinquanta anni prima che gli indiani venissero in parte risarciti.

Nel 1720 era già sorto un piccolo insediamento senza nome, in quella che oggi è chiamata Cranesville. Oltre alle abitazioni private, furono create delle segherie e dei mulini che poterono sfruttare l’energia idraulica fornita dalle acque dei torrenti Ariutha ed Evas-Kill. Col passare degli anni i rapporti tra coloni e indigeni andarono gradualmente migliorando e intensificando. Il fatto che i coloni necessitassero di pellame e gli indiani di armi, polvere da sparo e munizioni, coperte e utensili vari, fece sì che cominciassero a dipendere gli uni dagli altri. Ben presto coloni bianchi e indiani Mohawk si unirono fino a costituire una solida alleanza che durò oltre un secolo, formando un baluardo impenetrabile contro le incursioni dei francesi e degli indiani canadesi. Frequenti furono anche le unioni tra i due gruppi etnici, seppur senza la benedizione di Dio.

In questa parte dello Stato di New York il torrente Chuctununda rappresentava una delle maggiori fonti di energia e proprio questa potenzialità fu sfruttata da un certo Albert Vedder il quale costruì una segheria nel punto in cui il torrente si riversava nel possente fiume Mohawk.

Ben presto sorsero anche una fucina ed alcune primitive abitazioni, ed in poco tempo anche un emporio. Per la prima chiesa si dovette attendere l’anno 1800. Il villaggio così costituito prese il nome di Veddersburg, dal nome del suo fondatore.

Tra il 1804 e il 1809, gli abitanti di Veddersburg decisero di cambiare nome al villaggio e scelsero Amsterdam, in onore della capitale olandese. Gli olandesi infatti furono i primi coloni in quell’area e rappresentavano ancora una parte consistente della popolazione che era costituita anche da inglesi e scozzesi.

Agli inizi del 1800 il Villaggio di Amsterdam era ubicato, così come lo è oggi, nella Town of Amsterdam, ossia nella Municipalità di Amsterdam. La Municipalità copriva un territorio lungo le sponde del fiume Mohawk che era largo dieci miglia e lungo cinque.

La popolazione nel 1820 era di 3.171 abitanti, con 2.457 capi di bestiame, 765 cavalli e 4.613 ovini. Venivano prodotte artigianalmente 22.527 iarde di stoffa (1 iarda= 0.91 m.). Contava 5 mulini, 17 segherie, due impianti di follatura della lana, 2 distillerie, 2 oleifici. Il piccolo villaggio cominciò così ad avviarsi verso una crescita lenta ma costante, sia in termini di popolazione che di economia. Nel 1813 contava una chiesa, una scuola, 25 abitazioni, alcuni magazzini e negozi e circa 150 abitanti. Dopo pochi anni, nel 1825 le case erano diventate 45 e la popolazione era più che raddoppiata; erano sorte una fabbrica di falci, sei negozi e una tipografia.

Infine, in quegli anni era stata quasi completata la costruzione del Canale dell’Erie, cioè di quel lungo sistema di chiuse che fu realizzato sui fiumi Hudson and Mohawk per renderli navigabili e collegare New York con il Lago Erie e gli altri Grandi Laghi del nord America.

Nel 1830 Amsterdam ottenne ufficialmente lo status di Villaggio mentre al raggiungimento dei 12.000 abitanti divenne una Città. Nel 1875 aveva già ottenuto la fama di città industriale con i suoi impianti tessili, una fonderia, fabbriche di caldaie, di scope, di kerosene, ecc. Nel 1907, ossia nel periodo di maggior afflusso di emigranti polacchi, lituani, ucraini tedeschi, irlandesi e italiani, Amsterdam raggiunse un notevole sviluppo industriale e commerciale.

Infatti, in quell’anno:

  • Era la 18^ città dello Stato di New York per numero di abitanti e la 9^ per il valore delle merci prodotte, con 89 aziende il cui fatturato ammontava a oltre 15 milioni di dollari annui.
  • Disponeva di un sistema di distribuzione idrico con 40 miglia di condutture (1 miglio = 1,6093 km); vi era inoltre un impianto fognario con un estensione di 37 miglia, strade ben asfaltate ed un eccellente sistema tranviario che assicurava rapidi e frequenti collegamenti con le città vicine; contava 3 banche di livello nazionale con depositi per oltre 1.700.000 dollari, una cassa di risparmio con depositi per oltre 4 milioni e 11.222 conti bancari.
  • Nei primi anni del XX secolo gli Stati Uniti erano i maggiori produttori al mondo di tappeti, con 80 milioni di iarde prodotte annualmente. Amsterdam da sola ne produceva 10.200.000, seconda solo alla città di Philadelphia. Nel 1906 Amsterdam produsse un quantitativo di tappeti che era di tre volte superiore a quello della Città di New York. Nel 1907 la ferrovia New York Central & Hudson River trasportò 21.344 rotoli di tappeti di varie dimensioni. Sempre nel 1907, in un solo giorno una fabbrica di tappeti ricevette ben 51 vagoni ferroviari carichi di forniture e materie prime, 23 dei quali contenenti lana.
  • Era anche leader mondiale nella produzione di scope che annualmente raggiungeva la notevole cifra di 7.500.000 unità; elevata era anche l’importazione di saggina, la pianta impiegata per la costruzione delle scope.
  • Aveva due fabbriche di molle d’acciaio che venivano montate sulle carrozze, una delle quali era la maggiore degli Stati Uniti, con una produzione di 5.000 unità all’anno.
  • Ad Amsterdam vi era un impianto per la produzione di olio di lino che utilizzava circa 1.025.000 bushels di semi all’anno (1 bushel=35,24 litri), per la produzione di 19.000 tonnellate di farina ammontante a 525.000 dollari e ben 2.400.000 galloni d’olio di semi di lino (1 gallone=3.75 litri) per un valore di 975.000 dollari.
  • Il commercio al dettaglio era aumentato del 15% rispetto all’anno 1906, raggiungendo il suo massimo storico; lo scalo merci registrava una movimentazione di oltre 600.000.000 libbre di merce in un anno (1 libbra = 0,4536 kg.), con una media di circa 2.000.000 per giorno lavorativo;
  • vantava la più grande fabbrica di bottoni di perla nel mondo;
  • era la terza città degli Stati Uniti per produzione di tessuti;
  • era la terza città dello Stato di New York per fatturato.

Nel 1907 la città di Amsterdam era in pieno sviluppo industriale. Aveva un governo locale stabile, 23 chiese, due ospedali, un istituto per gli orfani, ed una casa di riposo per gli anziani, cui si aggiungevano 11 scuole pubbliche, di cui quattro gestite dalla chiesa cattolica e un grande edificio per le scuole superiori. Era stato infine assegnato un terreno per la costruzione di un nuovo Ufficio Postale.

Vanno infine citati un Circolo Storico ospitato in un elegante edificio del 1700, oggi noto come Fort Johnson, nonché l’Associazione per il Commercio fondata nel 1884 e composta dai rappresentanti dei settori industriali, commerciali, letterari e professionali della città, che hanno sempre contribuito alle necessità e al benessere collettivo degli abitanti di Amsterdam.

Anche i pisciottani hanno dato il proprio contributo allo sviluppo di Amsterdam e al benessere dei suoi abitanti partecipando attivamente al progresso della città in tutti i settori lavorativi, come operai, artigiani, commercianti e liberi professionisti. Non meno importante è il contributo dato alla cultura, alla scuola, allo sport e alle attività religiose.

Sopravvivono ancora oggi infatti le tradizioni importate dai primi pisciottani e proseguite dai loro discendenti, tra cui la Società di Santa Sofia e la Congrega di S. Agnello, istituite presso la Chiesa di S. Michele, nonché il Club di S. Agnello, i cui soci – fino a qualche anno fa – organizzavano ad nel West End di Amsterdam le feste e le processioni del Santo Protettore di Pisciotta.

Sfogliando l’elenco telefonico di Amsterdam appaiono i cognomi tipici degli abitanti di Pisciotta, ovvero Agresta, Di Blasi, Fariello, Fedullo, Gatto, Greco, Martuscello, Mautone, Montuoro, Saullo, Veneroso ed altri ancora. Molte famiglie pisciottane di Amsterdam conservano ancora saldi - nonostante il trascorrere degli anni - i legami con i propri parenti a Pisciotta.

 

Dati Statistici di Amsterdam

Popolazione anno 2000

 
Anno 2000: 18.355
Maschi: 8.416 (45,9%)
Femmine: 9.939 (54,1%)
Età media dei residenti: 39.2 anni
Reddito medio / nucleo familiare $ 27.517
Valore medio delle abitazioni: $ 67.400
   

Gruppi etnici

 
Bianchi non-Ispanici 80.6 %
Ispanici 16 %
Altri gruppi 4.8 %
Neri 2.2 %
Appartenenti a più gruppi etnici 2.0 %
Indiani Americani 0.6 %
   

Origini della popolazionazione

 
Italiana 24.8 %
Polacca 20.0 %
Irlandese 13.8 %
Tedesca 12.0 %
Inglese 6.0 %
Statunitense 4.0 %
   

Criminalità ( 2001 )

 
1 omicidio 5,4 ogni 100.000 abitanti
2 stupri (10,9)
3 rapine (16,3)
44 aggressioni (239,7)
81 furti con scasso (441,3)
189 furti (1.029,7)
3 furti d'auto (16,3)
indice di criminalità: 136.0 - media USA: 330,6
 

 

(*) Gerardo Fedullo è Maresciallo Aiutante della Guardia di Finanza Nettuno (Roma) e studioso di storia Cilentana.