Nel 1809 Pisciotta subì un feroce assalto da parte di centinaia di
briganti, che portò lutti, distruzione e miseria nell'intera
popolazione.
Nessun ceto venne risparmiato, nonostante la strenua e vittoriosa
resistenza opposta dagli eroici cittadini di Pisciotta. Nobili,
possidenti, commercianti, artigiani, braccianti: molte furono le
famiglie che ebbero le case completamente distrutte dagli incendi;
altri ancora persero i mobili di casa o tutti gli strumenti delle
proprie attività lavorative.
A seguito di quel tragico evento, il Re delle Due Sicilie Gioacchino
Napoleone, passando per Pisciotta, vi lasciò due Decreti datati 11
Novembre 1811.
Con il Primo Decreto "liberò" 4.500 Ducati per essere
pagati in indennità ai proprietari delle case incendiate dai
Briganti nel Comune di Pisciotta, così suddivisi:
- 1.500 ai sette proprietari più ricchi - 3.000 agli altri trenta.
In particolare, come risulta dal relativo Notamento, i 1.500 Ducati
per i più ricchi furono suddivisi tra i seguenti sette proprietari
che "avevano sofferto le maggiori perdite" :
|
sig. Mandina
|
proprietario
|
|
sig. del Giudice
|
idem
|
|
sig. Sannelli
|
idem
|
|
sig. Franc. Saverio Pinto
|
idem
|
|
sig. Leonardo Francia
|
idem
|
|
sig. Francesco Ciaccio
|
idem
|
|
sig. Gaetano e Luigi Pinto
|
idem
|
mentre i 3.000 Ducati furono assegnati ai Signori:
- Arciprete, e Francesco Ant.° Pinto - Gaetano Martuscellli - Pietro Martuscelli - Casaburi
Francesco Trani - Raffaele Trani - Carlo Lancellotto - Alfonso Lancellotto -
Nicola Tipaldi
- Demetrio Hertefelt - Silvia Ciaccio - Gioacchino Fariello
-
Giuseppe Pirfo - Arcangelo Puglia - Giuseppe Cappuccio - Michelangelo
Cappuccio - Francesco Vetere - Gaetano Montuoro - Francesco Marsicano
-
Saverio di Marco - Angelo Puglia - Carmine Puglia - Giuseppe Greco
-
Vincenzo di Blasi - Biase di Amato - Tommaso Veneroso - Michele Ramondi
-
Giovanni Gatto - Mariano Montuoro.
Con il secondo Decreto il Re
"rilasciò" il Locale del Soppresso Convento di S.
Francesco in Pisciotta agli abitanti del Comune che avevano perduto
le proprie case per effetto dell'incendio o dei briganti.
Ai fini
dell'esecuzione del secondo Decreto, vi fu una prima proposta del 13
giugno 1812, avanzata dall'Intendente del Principato Citra (su
riscontro del Colonnello Bellelli, Comandante della Legione), intesa
a donare il soppresso Locale del Monastero di San Francesco,
comprensivo dell'annesso Giardino, alle famiglie "credute
avervi più diritto per le case loro bruciate dai Briganti" e
che "per non equivoche prove di attaccamento, e per le
circostanze, lo meritavano in preferenza", e cioè:
Alla
famiglia di Scipione Mandina, composta di 12 individui, si sarebbero
assegnate 8 stanze superiori ed 8 inferiori (ossia la metà del
Convento);
Alla famiglia di Domenico Antonio del Giudice composta di
7 individui, 5 stanze superiori e 5 inferiori (ossia una quarta
parte);
Alla famiglia di Giovanni Antonio Martuscelli composta di 4
individui, le restanti 4 stanze superiori e 4 inferiori.
Per quanto
riguarda Il Giardino, i documenti riportano che "potrebbe
partirsi in tre altre porzioni per gratificare tre individui che
hanno dato costanti riprove di zelo e di coraggio, e che
preservarono dall'incendio una parte di quel Comune per opera della
loro bravura e intelligenza". Si trattava del Capitano Civico
Sig. Antonio Lauro, del Sottotenente Civico Sig. Nicola Francia e
del Sergente Civico Sig. Luigi Mandina. La proposta però sollevò
molte proteste e ricorsi da parte di chi si era sentito danneggiato
già dal primo Decreto.
Si riportano alcune lettere fatte giungere
al Consigliere di Stato ed Intendente della Provincia, ed altre
ancora, indirizzate finanche allo stesso Ministro dell'Interno.
La
lettera di Raffaello Trani, incappato in
un caso di mala burocrazia dovuta ad un'omonimia
( )
|
|
La lettera di
M.M. Pinto, Arciprete a S.E. il Ministro dell'Interno
per perorare la causa di risarcimento alle famiglie meno
abbienti
( ) |
A quanto pare la lettera dell'Arciprete
sortisce gli effetti sperati perché il 28 ottobre 1812 lo
stesso Ministro dell'Interno, per avere maggiori lumi,
scrive la seguente nota al Consigliere di Stato e
Sovrintendente della Provincia di Principato Citra
( )
|
|
In una lettera di risposta all'Intendente, il
Colonnello Comandante della Legione, Barone Bellelli,
riferisce, rispondendo alla denuncia dell'Arciprete, che...( ) |
Lettera di
Gaetano Martuscelli del Comune di
Pisciotta a Sua Ecc.za Il Sig. Consigliere di Stato ed
Intendente nella Provincia di Principato Citra - Pisciotta, 20
Maggio 1812
( )
|
Una lettera del
Sindaco indirizzata
all'Intendente della Provincia avente per oggetto un ricorso
presentato da Raffaele Sacchi - Pisciotta, 14 Aprile 1814
( )
|
E ancora una comunicazione su Raffaele Sacchi
da parte del Colonnello Bellelli, Comandante delle Legione
( )
|
|
Un ricorso da parte di Scipione Mandina,
datato 6 marzo 1813, presentato a Sua Eccellenza il Ministro
dell'Interno, tramite l'Intendente della Provincia
( ) |
Altro ricorso del Signor Mandina (1812) fatto
pervenire direttamente al Ministro dell'Interno, e da questi
girato all'Intendente del Principato Citeriore
( )
|
Altra lettera di Gaetano Martuscelli
indirizzata al Sig. Consigliere di Stato ed Intendente della
Provincia di Salerno
( )
|
|
|
Il 13 marzo 1813 l'Intendente della Provincia di Principato
Citra fece finalmente pervenire al Ministro dell'Interno lo Stato
ufficiale di tutti i danneggiati al numero di 54, con la descrizione
dettagliata della situazione dei danneggiati.
( )
Il 13 aprile 1813 Sua Maestà, volendo che ciascuna delle
famiglie risentisse degli effetti della sua clemenza, decise quanto
segue:
- che si mettesse in vendita il Locale dei Francescani;
- che si prelevasse dal ricavato una somma sufficiente a soccorrere 19
individui non considerati in precedenza, serbata la stessa
proporzione della prima ripartizione; (considerato che soli 35
entrarono effettivamente nella ripartizione conseguita al primo
decreto)
- che il residuo si fosse distribuito tra tutte le 54
famiglie con le medesime proporzioni.
|
Ma come si presentava il
Monastero nel 1812 ? Ce lo dice una interessante descrizione del 27
marzo 1812 a firma del Sig. Tipaldi, Sindaco di Pisciotta, in
risposta ad una specifica richiesta dell'Intendente di Principato
Citra
( ) |
Dalle carte si nota però che nel 1814 la vicenda non si era
ancora chiusa. Infatti, la ripartizione non era ancora stata
effettuata perché il 12 gennaio di quell'anno, il Direttore della
Registratura e dei Demani riferisce al Sig. Consigliere di Stato ed
Intendente della Provincia che il locale del Convento di Pisciotta "trovasi
in possesso dell'Amministrazione dei Diritti Riservati, alla quale
fu consegnata per effetto dell'Ordine di Sua Eccellenza il Ministro
delle Finanze dal 18.7.1812", venendo utilizzato
come Magazzino dei Sali. La predetta Amministrazione fu quindi
invitata a individuare un altro locale idoneo a tale servizio, cosa
che fece poco tempo dopo.
Ma i documenti non forniscono notizie
certe sulla destinazione finale del Monastero di San Francesco e del
suo Giardino. Molto verosimilmente potrebbe essere stata del tutto
abbandonata la possibilità di cessione alle famiglie selezionate,
visto il "pochissimo valore" attribuito allo stesso dalle
autorità preposte, e soprattutto la "costosissima spesa"
occorrente per il recupero del Monastero.
Si chiude qui una vicenda
drammatica della storia di Pisciotta, la cui conclusione sembra non
accontentare nessuno, né i potenti e influenti signori del paese,
né i ceti più deboli.
Tutti sono stati vittime di una tragedia
comune che, in una difficile epoca storia, ha visto annullare le
risorse di molte famiglie, il frutto di anni di duro lavoro,
segnando per sempre in molti casi il futuro di tante sfortunate
famiglie del nostro Paese.
(11 gennaio 2003)
(*) Gerardo Fedullo
è Maresciallo Aiutante della Guardia di Finanza Nettuno (Roma) e
studioso di storia Cilentana.
|