Ringraziamo Biagio Fioretti e Fiorenzo Liguori per aver concesso l'uso di questo documento originale tratto dall'ATLANTE COROGRAFICO, STORICO E GEOLOGICO (Francesco Vallardi Editore - anno 1867)

Il mandamento di Pisciotta
1858 - 1867

I commerci marittimi e le notizie storiche


PISCIOTTA - Mandamento nel Napoletano, prov. di Principato Citerore, circond. di Vallo della Lucania.

Ha una popolazione di 8863 abitanti, divisi nei quattro comuni seguenti: Ascea, Centola, Pisciotta, San Mauro La Bruca.

 

IL DOCUMENTO ORIGINALE

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PISCIOTTA - Comune.

Comprende due accentramenti di popolazione, due casali e diverse case sparse.

Ha una superficie di 1156 ettari.

La sua popolazione di fatto, secondo il censimento del 1861, contava 3431 abitanti (maschi 1680, femmine 1751); quella di diritto era di 3624: fino al 1867 la popolazione di fatto contava abitanti 5150 (maschi 2827, femmine 2323); quella di diritto era di 3624.

La sua guardia nazionale consta di tre compagnie con 304 militi attivi. Gli elettori amministrativi nel 1865 erano 112, e 59 i politici, inscritti nel collegio di Vallo della Lucania. Nel 1867 gli elettori amministrativi erano 122, e 77 i politici.

Ha ufficio postale, pretura di mandamento, delegazione di sicurezza pubblica, agenzia delle tasse dirette.

Appartiene alla diocesi di Capaccio.

Il suo territorio si stende in monte ed in colle. Il suolo è fertile; squisiti ne sono i frutti: i vini e l'olio sono ricercati.

Il capoluogo è fabbricato sulle falde di un colle, a seicento metri dal mare. Sta a scirocco della foce dell'Alento, a maestro dal Capo Palinuro, a mezzodì ed a 21 chilometri e mezzo da Vallo della Lucania. Delle sue case molte sono ben costrutte, e tra esse primeggia il palazzo marchesale Pappacoda, pel suo sito eminente e pittoresco, e che prospetta il mare. Bellissima è la sua chiesa madre ricettizia, col titolo dei Santi Pietro e Paolo. L'altura che sorge al di sopra di questo borgo potrebbe essere il Promontorio Pixunti di Strabone, in oggi chiamato Castello. Vi si notano pietre lavorate, e dalla vantaggiosa sua postura si potrebbe argomentare esservi stata costrutta una fortezza per difendere il paese dalle incursioni dei barbari.

Annualmente si tiene una grossa fiera dal giorno 13 al 15 giugno, nel qual ultimo giorno si celebra pomposamente le festività di san Vito. Nelle vicine spiagge marittime si fa pesca abbondante.

Nel porto di Pisciotta, durante l'anno 1867, ebbe luogo il seguente movimento commerciale per la navigazione di cabotaggio: approdi, bastimenti 126 di tonnellate 1583, tutti a vela e con bandiera nazionale, di questi, 98, di 1225 tonnellate, approdarono con carico; partenze, bastimenti 118 di 1393 tonnellate, tutti a vela e con bandiera nazionale; di questi, 97, di 1252 tonnellate, partirono con carico. Il movimento complessivo di approdi e partenze fu di 244 bastimenti, di 2976 tonnellate, con 386 passeggeri.

Pisciotta si crede sia terra molto antica, o almeno costruita sulle ruine di Bussento; ma, secondo l'Antonini, questo non sarebbe che un errore in cui caddero molti cronisti: il benedettino Berretta la confuse poi anche con Piscinola presso Napoli. Strabone parla di Burentum, detto Pixus in greco, ma lo addita in riva al fiume omonimo, poco lungi da Policastro. E' da argomentarsi invece che la fondazione di Pisciotta abbia origine dal 1464, dopo che i Saraceni ebbero dato il guasto alla antichissima città di Molpa che sorgeva quivi vicina. Infatti nella contrada detta Casale, distante dall'attuale abitato poco più di mezzo chilometro, ed ove probabilmente si ricoverava una parte degli abitanti di Molpa dopo la disfatta toccata dai Saraceni, circa 84 are di terreno erano, secondo vetuste tradizioni, occupate dalle case. In varie dissodazioni, e proprio ad occidente della sorgiva, dalle abbondantissime acque e chiare acque, mentovate dall'Antonini, fu rinvenuta una macina, ed in un terreno a libeccio di questa sorgiva, si rinvengono ripetute volte molti ruderi di fabbrica che accennavano essere di antiche abitazioni, e dei sarcofaghi con ischeletri. A lato della cappella dedicata a S. Giovanni, di cui non esiste memoria di fondazione, a due metri sotterra si trovò una cinta murata in diciassette metri quadrati di terreno, divisa in eguali scompartimenti, che venivano a formare dei sarcofaghi coperti con pietra. In alcuni di questi si trovarono quattro o cinque ciottoli quasi sferici, ossa che devono aver appartenuto a quaranta cadaveri almeno, due arrugginite e consunte frecce di ferro, ed una moneta d'oro, del valore di circa lire sei, che portava impresso una specie di sole e delle cifre inintelligibili. Nella contrada di Torracca, ad occidente (correttamente: ad oriente - n.d.r) ed a circa 5 chilometri da Pisciotta, sopra un altipiano in riva al mare, scorgonsi gli avanzi di un tumulo, che dalle più antiche tradizioni e dal citato Antonini viene ritenuto per quello innalzato a Palinuro dalla superstizione degli antichi abitanti per placare i suoi Mani.

L'arma del comune di Pisciotta consiste in uno scudo coronato d'oro, diviso orizzontalmente per parti uguali. La superiore, in campo d'argento, ha una pianta verde di bosso su terreno dello stesso colore; e la inferiore, in campo azzurro ha una nave d'oro sopra flutti d'argento. Dall'estremo basso dello scudo si partono due rami di verde: l'uno, a dritta, è d'ulivo; l'altro di vite.

Fu feudo dei della Marra: da questi fu acquistato pei signori Pappacoda, che ne ebbero il dominio con titolo marchionale.

 

Molte delle surriferite notizie e lo stemma debbonsi alla cortesia dell'onorevole Sindaco di questo comune.