Pisciotta, 2 maggio 2003
Nel 1554 Don Sancio Martinez de Leyna, capitano generale delle Galee del
Regno, acquista per 17.000 ducati il Feudo di Pisciotta, insieme a
quelli di Palinuro e della Molpa.
Il nuovo Feudatario trova un paese povero, senza risorse, una
terra
"che aveva poca gente, per essere disabitata per le royne
passate fatte dal medesimo Barbarosso", priva dei suoi uomini migliori o perché fuggiti verso i monti
per sottrarsi alle incursioni piratesche o perchè uccisi oppure
fatti prigionieri e deportati in Africa.
Il calo demografico del paese è allarmante: negli anni che vanno
dal 1532 al 1545 Pisciotta passa da 270 a 167 famiglie, fino a
raggiungere un picco negativo di 108 famiglie nel 1569. La
situazione economica e sociale è così grave che Pisciotta il 27
novembre 1543 viene esentata per tre anni dal pagamento di tutti gli
oneri fiscali "per la rovina patuta da' Turchi". Detto
beneficio viene prorogato in data 29 gennaio 1547 per altri tre anni
"ad finem fortificandi".
Di fronte a paesi ridotti allo stremo, perennemente esposti al
pericolo incombente di scorrerie sanguinose e devastanti, la prima
iniziativa che assume Don Sancio - conformemente ai pregressi ordini
impartiti prima da Viceré di Napoli don Pietro di Toledo negli anni
1532 e 1539 e, poi, nel 1563 dal successore Don Parafan de Ribera,
Duca d'Alcalà - è quella di munire il territorio costiero di torri
di avvistamento dalle quali poter scorgere le fuste dei Saraceni,
segnalare, con l'accensione di fuochi notturni e diurni, il pericolo
e permettere conseguentemente la organizzazione delle opportune
difese.
La necessità di costruzioni delle torri costiere, quale
strumento di difesa, era stata avvertita anche da Pirro Antonio
Licterio, Ufficiale della Regia Camera della Sommaria, che, in un
visita effettuata nel territorio di Pisciotta e della Molpa nel
1546, annotava:
"si non si ne facesse una bona provisione come
serìa una bona torre forte….. con tutte le cose necessarie ed
opportune alla guerra per posser expellere le fuste venessero in
detto porto et resistere a la battaglia de mano, in breve tanto la
terra predetta come il Feudo della Molpa seriano de pochissima
utilità e se desabiterìa".
Ma la costruzione delle torri
richiedeva un notevole impegno finanziario al quale avrebbero dovuto
contribuire le singole "Universitas" (cioè gli attuali
Comuni) che gravitavano nella fascia costiera.
Don Sancio si pone
subito all'opera e costruisce la prima torre nel 1566 in località
Fiumicello, posta a confine con l'attuale Comune di Ascea.
Nel corso
degli anni, il nostro Feudatario acquisisce ancor più la
consapevolezza che il programma di edificazione delle torri doveva
essere portato avanti con maggiore determinazione in quanto
impellente ed urgente era la necessità di dotare l'intero
territorio costiero di tali fortificazioni. Per altro verso, tale
necessità era dettata anche da motivi di carattere commerciale in
quanto con la costruzione delle torri non solo si sarebbero
presidiate più efficacemente le vie del mare ma si sarebbero
conseguentemente incentivati anche i traffici mercantili che avevano
come punto di riferimento proprio Pisciotta che, all'epoca, con la
sua Doganella, era, a sud di Salerno, uno dei principali luoghi di
imbarco ed esportazione verso la Fiera di Salerno della merce
prodotta anche nei piccoli centri interni che orbitavano nel
comprensorio della Universitas di Pisciotta.
Allora Don Sancio, per
proseguire nella fabbricazione delle torri, insiste con la Regia
Camera affinché fosse imposto alle Universitas dei villaggi
litoranei di contribuire alle spese necessarie per la realizzazione
delle torri, sul presupposto che tali costruzioni fossero
fondamentali per la difesa dell'intero territorio costiero.
Le altre
Universitas, con varie motivazioni, non aderiscono alla iniziativa e
la Regia Camera, che pur aveva insistito, ma con scarsi risultati, a
chè le Universitas fossero coinvolte nella erogazione dei fondi
necessari per la edificazione delle torri.
Nel prendere atto di tale
indisponibilità, il 29 maggio 1556 dispone che
"si dictus
Sancius vult construere ed edificare, connstruat ed edificet de suo
proprio ed universitates non cogantur ad solutionem aliquam".
In sostanza, Don Sancio deve provvedere da solo ad affrontare
l'onerosa spesa per la costruzione delle torri perché le
Universitas dell'entroterra non erano disponibili a contribuire e a
supportare finanziariamente il progetto di creazione di tale rete di
fortificazioni dislocate sulla costa. Successivamente si dispose che
le spese occorrenti per la edificazione delle fortificazioni
dovevano essere equamente distribuite tra quelle universitas che
distavano non più dodici miglia dal mare, ma si ignora se tale
disposizione fu effettivamente eseguita dalle universitas.
Don
Sancio, inoltre, ottiene la concessione dei diritti di ancoraggio,
alboraggio e falangaggio e, quindi, con questi pur modesti introiti,
prosegue il suo programma di costruzioni delle torri. Per
completezza di esposizione deve specificarsi che per ancoraggio si
intende l'obbligo di pagamento di una somma di denaro per far
rimanere ancorati nei porti le navi. I diritti di arboraggio erano
dovuti dai velieri che entravano nei porti, in proporzione alle
vele. I diritti di falangaggio, infine, erano dovuti per l'attracco
delle barche al palo piantato sulla riva.
Tra le prime torri fatte
edificare da Don Sancio vi è quella di Palinuro e quella della
Molpa che, nell'ambito del territorio costiero, avevano una
rilevante importanza strategica in quanto soprattutto in detti
luoghi "i vascelli turcheschi solevano pigliare acqua e
predare".
A Pisciotta, come detto, la prima torre fu quella di
Fiumicello che seguì la costruzione delle torri di Palinuro e della
Molpa. Successivamente, verso al fine del XVI secolo Don Sancio fa
costruire la Torre dell'Acqua Bianca, poi quella del Passariello e
quella della Ficaiola.
I torrieri a guardia di quest'ultima torre
furono Panza Gregorio (1585), Percacio Alfonso (1598), Sica Jacobo
(1606) e Percolo Cesare (1664-1668). La torre della Turruta (
denominata, nella metà del '600 anche come "Acqua delli
Sacchi") fu edificata nel XVII secolo e alla sua difesa fu
addetto il torriere Romano Francesco dal 1639 al 1664. L'ultima
torre sita nel territorio di Pisciotta è quella di Caprioli, alla
cui difesa troviamo nel 1606 il caporale Daniele Saullo e il soldato
Stefano Ciccarino.
Durante questi anni, però, l'impegno economico
profuso da Don Sancio è così oneroso che, oberato dai debiti, è
costretto a vendere il Feudo per trentamila ducati in data 14 agosto
1578 a Camillo Pignatelli, duca di Monteleone.
Ma queste torri - ci
si chiederà - come erano fatte?
Le torri si distinguevano in
cavallare e di allarme, di difesa e guardiole. La torre generalmente
era di base quadrata e presentava feritoie che venivano inserite nel
coronamento liscio, senza sporgenza o altri corpi di fabbrica che
potessero favorire le aggressioni esterne.
Erano lunghe circa dieci
metri per ogni lato ed alte intorno ai venti metri e si
sviluppavano, di regola, su tre livelli. Il piano terra, coperto con
volte murarie a botte, era adibito a deposito e stalla; il primo
piano era destinato ad alloggio e dormitorio dei torrieri; il
secondo piano, coperto con coppi di terracotta a quattro spioventi,
era riservato per l'armamento, in genere costituito da una
colubrina, due petriere ed altri pezzi.
I livelli della torre erano
collegati all'interno da una scala realizzata nel vivo della
muratura. In una di queste torri - e precisamente in quella del
Passariello (conosciuta anche per Torre del Piano di Mare) - trovò
la morte il 7 giugno del 1640 Mastro Ferrante Montuoro nel tentativo
di difesa di Pisciotta e del Convento di S. Francesco dalla
memorabile e sanguinosa aggressione perpetrata dai pirati turchi.
Gli altri soldati Giuseppe Romano, Francesco Greco, Bartolomeo
Carrato, Paolo Valiante, Giambattista Tambasco e Nicola Montuoro
furono fatti prigionieri e solo due - Carlo Tancredi e Bartolomeo
Martucciello - si salvarono perché riuscirono a nascondersi nella
cisterna.
I pirati completarono la loro aggressione asportando due
cannoni di bronzo e tutti i mobili che si trovavano in tale
fortificazione, valutati in circa trecento ducati. (*) Pasquale
Mautone è Avvocato presso il Foro di Vallo della Lucania - ha
condotto approfonditi studi storiografici su Pisciotta.
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